Ripropongo su questa piattaforma l'email e il post di Fb che ha suscitato molto interesse da parte di chi l'ha letto (eh, beh, certo, se non lo leggi come fai a sapere se ti interessa).
Ora so da dove vengono i ceppi batterici che il mio intestino
continua ostinatamente ad espellere: la signora che viene a fare le
pulizie non fa le pulizie...
Avevo lasciato un tagliere con due coltelli sporchi e ho trovato i due
coltelli a scolare nel cestello delle posate lavate ed erano
praticamente zozzi come prima, eccetto per una lieve passata sommaria.
Poi ho visto come aspira la moquette...mette il tubo prolunga
all'aspirapolvere e passa sopra la moquette così, a casaccio, come
quando si innaffia coll'innaffiatoio, un po' qui e un po' lì..
Vabbé, tanto non la pago io, però di positivo c'è che ho scoperto dov'è
l'aspirapolvere, così almeno posso fare delle pulizie in maniera seria,
perché con la scopa sono riuscito a fare ben poco fin'ora.
Ho
trovato conferma di quanto Lorenzo teorizzava riguardo la questione
delle pulizie e delle housemaids (donne delle pulizie) in SA...in
pratica è un modo come un altro per redistribuire un po' di ricchezza
verso le classi più povere ed ha poco a che fare con le pulizie vere e
proprie. Uno che c'ha i soldi per una casa ne ha anche per darne un po' a
chi ne ha bisogno. E allora si fanno lavorare ste signore che così
portano a casa da mangiare per figli e nipoti. E si fanno lavorare sti
signori, che curano i giardini, per lo stesso motivo (anche se,
giudicando dagli effetti, mi sa che mr. Major lavora meglio di mrs.
Thuniywe). Perché in realtà queste case e giardini sono talmente
semplici che uno potrebbe farsele da solo le pulizie e il giardinaggio
(cioè dar da bere alle piante e raccattare le foglie, se escludiamo i
lavori stagionali una tantum, tipo la potatura).
Insomma è una
forma di carità, celata dietro la dignità di un lavoro. E magari a mrs.
Thuniywe sembra effettivamente di svolgere un lavoro solido, efficace e
fatto bene, perché questi sono gli standard africani, non ci si deve mai
spaccare la schiena. Sì, capisco che possano suonare razziste queste
due ultime frasi, ma in realtà molto spesso in Europa siamo talmente
imbevuti di political correctness e distanti dalla realtà africana che
non ci rendiamo conto che forse si pecca di esagerazione.
Voglio
dire che uno che dice che gli africani non c'hanno voglia di spaccarsi
la schiena viene detto razzista. Ma, secondo me, il razzismo in questo
caso sta più che altro nella generalizzazione che viene fatta. Perché ci
sono sudafricani che si sbattono e riescono a sollevarsi dalla polvere e
ci sono sudafricani (molti qui a Grahamstown) che non ne hanno
intenzione, non l'hanno mai avuta, che se la sciallano e bene così.
Ma per evitare facili generalizzazioni appunto, c'è da dire che a molti
sudafricani neri non è mai stato insegnato cosa vuol dire “aspirare a”,
o semplicemente non hanno avuto i mezzi per farlo, per pensare che c'è
qualcos'altro oltre ad abbandonare una scuola ritenuta inutile (per
molti versi a ragione), andare in città “a far fortuna”, salvo poi
mettere incinte le morosette e finire a fare l'accattone, nella migliore
delle ipotesi. Come il mio amico George -poco più che un ragazzino-,
che ho conosciuto nelle mie passeggiate serali. Partito da Peddie
(paesotto rurale ad una sessantina di chilometri da Gtown) per andar a
far schei nella città, come giardiniere.
Nessuno gli ha mai
insegnato che il lavoro di allevatore (anche con poco, eh, mica si parla
di mandrie, una decina di capre, qualche pecora magari, un bel
pollaio...qui il pascolo è ancora libero e praticamente sconfinato,
nelle terre delle comunità indigene, cioè dei mori) a Peddie gli avrebbe
garantito un'esistenza dignitosa... Nessuno gli ha mai insegnato che la
storia della “fortuna in città” è un mito che si perpetua ovunque nel
mondo e che nei paesi in via sviluppo si materializza come nel suo caso,
cioè in accattonaggio e stenti (se sei una persona buona, perché se
invece hai tendenze astute...).
A Gtown c'è una popolazione di
circa 120mila abitanti, poco più di Vicenza, ma se giri per il centro ti
sembra un paese di al massimo 15mila abitanti: pochi negozi, tre
supermercati in tutto (uno “luxury” Pick'nPay, uno medio Checker's, uno
hard discount Shoprite), due pompe di benzina. E dopo un po' capisci il
perché: il 70% circa della popolazione di Gtown è disoccupata e qui ti
spieghi il perché nonostante il numero di abitanti sembra che le
attività commerciali siano sottodimensionate. No, no, non sono
sottodimensionate, sono la giusta quantità per la quantità di abitanti
che hanno il potere d'acquisto sufficiente per servirsene.
La
disoccupazione a Gtown è composta da, mi sembra di capire, una base
fissa di disoccupati cronici che son contenti così, con quello che gli
passa lo stato, e una larga maggioranza di avventurieri che lasciano le
zone rurali per cercare fortuna in città, come il compare George. Quello
che li accomuna è il basso grado di istruzione. La scuola in SA
funziona come negli USA, vuoi un'istruzione che ti permetta di accedere
al mondo del lavoro? Paga! Non hai i soldi? Allora ti devi accontentare
di quello che passa il convento: una scuola pubblica che fornisce
un'istruzione farlocca e che alla fine della maturità ti permette di
avere le stesse conoscenze di una terza media italiana.
E dove
cazzo vuoi andare a finire se questi sono i presupposti? Già, il
sussidio di disoccupazione integrato con l'accattonaggio sembra, al
fine, una buona soluzione, magari metti pure incinta la morosa così ti
becchi pure il sussidio per il child support...
E qui vedi tutta
l'ingiustizia sociale che si esprime in un tale sistema di istruzione (e
a chi mi viene a blaterare della più grande democrazia del mondo, gli
USA, gli sferro un calcio nei coglioni prima, e poi gli spiego che
quella “democrazia” sta in piedi solo perché c'hanno una potenza
militare globale che gli permette di conservare lo status quo per il
quale anche l'ultimo sfigato cittadino americano può accedere a dei
prezzi ragionevolmente bassi).
Certo anche il governo e l'ANC
(che sono poi la stessa cosa, since 1994) hanno la loro mega
responsabilità. L'ANC è oggi un partito di demagoghi populisti, nacque
come partito di lotta per l'emancipazione dei neri, all'inizio del '900
mi pare. Nelson Mandela fu il più eminente rappresentante di quel
partito (ma la storia di Mandela la conosciamo tutti, credo, e alla sua
figura va tutto il mio rispetto, per la lotta, per il gabbio che s'è
fatto, per l'astuzia politica che ha adottato una volta fuori di
galera). Ma quel partito ora è semplicemente pura merda: retorica vuota,
incapacità di governare, corruzione, e sussidi a manetta e a pioggia.
È la solita storia dei rivoluzionari istituzionalizzati che alla fine
si siedono sugli stessi troni dei despoti che avevano rovesciato.
Ed è proprio nell'interesse dell'ANC perpetuare un'istruzione inutile,
per avere un popolo ignorante che possono imbere di chiacchiere vuote e
sussidi generosi.
Ho un pensiero che può sembrare cinico, di
primo impatto, ma non lo è: è un bene che Madiba sia morto. Almeno l'ANC
non lo può più tirar fuori e sventolare come un salvacondotto per
ammansire la popolazione di fronte all'incapacità e corruzione che
caratterizza il suo agire politico.
È un bene per il futuro del
Sudafrica, che le elezioni abbiano un esito diverso rispetto all'attuale
70% che becca l'ANC. C'è veramente bisogno di un cambio nella politica
di questo paese.
C'è un partito di centrodestra, DA Democratic
Alliance, che becca voti (principalmente dai bianchi) e governa la
Provincia del Capo Occidentale (Cape Town), che guardacaso è una delle
province a maggioranza bianca. Ma sono mediamente limitati umanamente ed
intellettualmente, un po' come tutte le destre lo sono.
Mamphela
Ramphele è un personaggio politico molto interessante, è stata
attivista anti-apartheid, morosa di Steve Biko, fondatore del Black
Consciousness Movement, ha ricoperto ruoli interessanti a livello
internazionale (ha presieduto la Banca Mondiale, il che mi fa abbastanza
cacare, però se non altro dimostra che ha testa, competenze e
credibilità).
Aveva fondato un partito nel 2013, Agang South
Africa (Costruire il Sudafrica), che andava oltre la classica divisione
dell'elettorato secondo il colore della pelle (neri ANC, bianchi DA), ma
ha fatto la cazzata di allearsi con DA e questo ha sollevato un vespaio
che alla fine l'ha spinta a ritirarsi dalla politica
sudafricana...peccato. Chissà se ritornerà.
E comunque, tra l'altro,
aveva detto una cosa giusta: che la popolazione sudafricana non è
ancora pronta a superare il concetto di race-based party politics (come
cacchio si traduce in italiano? Un partito per razza? Ad ogni razza il
suo partito?).
E ne ho conferma sempre. Qualsiasi elemento di
quotidianità è permeato dalla classificazione white/black/coloured. I
sudafricani sono ossessionati dall'incasellare ogni cittadino secondo il
colore della sua pelle. Questo sì che è razzismo puro.
Ovviamente la motivazione di questa ossessione è che ci serve per
riparare ai danni dell'apartheid, ci serve per poter darti più
opportunità se sei black....ridicolo! Fornite un'istruzione pubblica
seria, stupidi idioti! Usate indicatori socio-economici, babbei!
La perversità di questa “riparazione” all'apartheid è ossessiva tanto
quanto l'apartheid stesso. Idioti ossessionati dalla razza erano quelli
che hanno fondato l'apartheid, idioti ossessionati dalla razza sono
questi che tentano di riparare utilizzando le stesse categorie
dell'apartheid.
Sono ancora culturalmente schiavi dell'ideologia
dell'apartheid.
Ci vorrebbe un MLK o un Malcolm X, oppure ci vorrebbe
che non avessero ammazzato Steve Bantu Biko... e la sua frase “man, you
are okay as you are, begin to look upon yourself as a human being”
(uomo, sei ok così come sei, inizia a guardarti come un essere umano).
Ieri sera ho avuto un assaggio pratico del concetto della Rainbow nation.
Sono andato in un pub considerato “coloured” (uff, che noia ste
categorie) e, dato che sono bianco a quanto pare, ero un po'
l'attrazione della serata. Così sono stato agganciato da due studentelli
(cazzo, stavo scrivendo “neri”...ma non devo cascarci anch'io in
st'ossessione!) di triennale di giornalismo e abbiamo fatto un po' di
chiacchiere simpatiche. Mi hanno chiesto se è vero che l'Italia è un
paese razzista perché avevano sentito le notizie su Balotelli e poi
quella prugnasecca di Tavecchio, e gli ho risposto molto
diplomaticamente che l'Italia è un paese con una popolazione mediamente
anziana e, sai com'è, i vecchi non vanno pazzi per i cambiamenti.
Poi siamo finiti sul discorso, molto forte qui in SA, del colonialismo
linguistico dell'Inglese e di come appiattisca e tenda a cancellare le
culture locali, partendo dalla lingua. A quel punto si sono aggiunti
alla conversazione due signori seduti in un tavolo a fianco, uno sulla
quarantina e uno più anziano sui sessanta. Beh, che figata, il giovane
aveva ascendenze nere, bianche e una nonna cinese (e si vedeva dagli
occhi), il vecchio era metà nero e metà indiano: il vecchio, Tony, è il
boss di un'impresa di commercio frutta e verdura e il giovane, Jerome,
un suo impiegato. Quindi alla fine eravamo in cinque e, secondo le amate
categorie razziali sudafricane, così assortiti: bianco, nero, nero,
coloured, coloured.
Il giovane mi ha raccontato un aneddoto di
quando era bambino all'epoca dell'apartheid, per farmi capire come la
violenza dell'apartheid fosse radicata anche nei più piccoli. Era a
giocare con un suo amico in un campo da cricket che era libero, e così
di punto in bianco è stato raggiunto da un fortissimo lancio che l'ha
colpito dritto nella schiena, e poi dalle urla di un gruppo di ragazzini
bianchi che gli urlavano di andarsene perché quel campo era solo per
bianchi. Il mio commento quindi è stato: è difficile lasciar andare un
tale passato e muoversi oltre quando sei nato e cresciuto nell'odio.
Però è quello che la Commission for Truth and Reconciliation
dell'arcivescovo Tutu ha tentato di fare...
Alla fine il pub ha
chiuso e i due studenti ci hanno salutato, ma i discorsi si erano fatti
interessanti e allora Tony e Jerome mi hanno invitato a bere un'altra
cosa nel pub per bianchi e, cazzo, quanto ne sapevano di storia del
Sudafrica, mi hanno fatto un compendio del '900 sudafricano, dettagliato
e preciso (anche perché qualcosa del SA la conosco anch'io e ho potuto
verificarne all'istante la veridicità), soprattutto sulla lotta
anti-apartheid, del Black Consciousness Movement e del Pan Africanist
Congress e Robert Sobukwe.
Alla fine ci siamo salutati con un “sarebbe ora di smetterla di catalogare le persone a seconda del colore della loro pelle”
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